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FAQ UNI/PdR 125:2022 (edizione 2026):

cosa cambia davvero e come prepararsi alla certificazione accreditata.
28 gennaio 2026 di
Alina

Accredia e UNI hanno pubblicato la terza edizione (2026) della brochure “UNI/PdR 125 Frequently Asked Questions – Indirizzi applicativi per la UNI/PdR 125”. Non è una semplice “ristampa”: è un documento che mette ordine su applicazione della prassi, lettura dei KPI e gestione dell’audit.

Il punto chiave, soprattutto per chi lavora con la certificazione accreditata: per gli Organismi di Certificazione (OdC) le interpretazioni contenute nelle FAQ sono prescrittive

Tradotto: meno discrezionalità, più uniformità di valutazione.

Perché l’edizione 2026 è importante (anche se le FAQ esistevano già)

Le FAQ erano già state pubblicate (edizioni 2022 e 2024). L’aggiornamento 2026 nasce per essere più operativo e “al passo coi tempi”, in un contesto in cui la parità di genere è sempre più centrale nelle strategie aziendali, nei requisiti di filiera e nei percorsi ESG.

Prima: le domande ricorrenti

Nelle prime applicazioni dello schema, molte organizzazioni si sono scontrate con dubbi pratici, ad esempio:

  • quali KPI siano davvero applicabili e in quali casi
  • come gestire dati mancanti o indicatori difficili da misurare
  • come usare benchmark esterni (es. ISTAT/INPS)
  • come impostare audit e sorveglianze in modo coerente

Dopo: cosa consolida l’edizione 2026

Il messaggio è più netto: meno interpretazioni “elastiche” e più regole operative.

Per chi vuole certificarsi significa una cosa molto concreta: la preparazione diventa ancora più determinante, perché la valutazione tende a essere più standardizzata.

I chiarimenti più rilevanti delle FAQ 2026 (in pratica)

Di seguito i punti che emergono in modo esplicito dal documento e dalla comunicazione di Accredia.

1) La norma di riferimento è la UNI/PdR 125:2022 (e basta)

Le FAQ chiariscono che la prassi applicabile è esclusivamente la UNI/PdR 125:2022.

Viene anche ribadito che la UNI ISO 30415 è una linea guida: non definisce requisiti, quindi non è certificabile e non è accreditabile.

2) KPI: senza dati, il punteggio è zero

Qui l’approccio è molto operativo (e spesso sottovalutato):

  • se un indicatore non è misurabile e mancano i dati richiesti, il punteggio è 0
  • non sono ammesse alterazioni del calcolo o esclusioni “comode” di indicatori

Questo rende il sistema più rigoroso e più difendibile: la certificazione deve poggiare su evidenze e misurazioni.

3) KPI qualitativi: logica “on/off”

Per i KPI qualitativi, la logica è chiara:

  • il punteggio si assegna solo se il KPI è soddisfatto
  • se non lo è, il punteggio è zero (niente punteggi parziali)

4) Benchmark e fonti: ISTAT e INPS

Le FAQ ribadiscono che i benchmark:

  • sono messi a disposizione da ISTAT (periodicamente e su richiesta), non da UNI né da Accredia
  • per alcuni indicatori legati alla genitorialità, i benchmark possono arrivare anche da INPS

Inoltre, per alcuni KPI i dati necessari al computo devono essere riferiti ai due anni precedenti la verifica.

5) Audit: regole, tempi e metodo (IAF MD 5)

Per la durata degli audit di certificazione, mantenimento e rinnovo, viene richiamato il riferimento ai documenti IAF, in particolare IAF MD 5 (in revisione vigente).

Viene anche specificata una metodologia per il calcolo degli addetti equivalenti (FTE) per la UNI/PdR 125, considerando che il sistema impatta soprattutto processi di Governance/HR.

Dettaglio molto concreto: in prima certificazione non è consentito scendere sotto la soglia minima prevista da IAF MD 5 (1,5 giorni).

Cosa significa per aziende, PA, partner e stakeholder

Questo aggiornamento rende più chiaro un punto: la certificazione accreditata non è un “bollino”, ma un meccanismo che deve produrre cambiamenti organizzativi misurabili.

Per le organizzazioni che vogliono certificarsi, il messaggio è pratico:

  • serve un sistema sostenuto da evidenze
  • serve misurabilità (dati, fonti, criteri di calcolo)
  • serve continuità (sorveglianza annuale, rivalutazione KPI biennale, rinnovo triennale)

Consiglio operativo: partire da un audit preliminare (gap assessment)

Se l’obiettivo è arrivare alla certificazione con tempi certi e senza rilievi “evitabili”, il modo più efficace per iniziare è un audit preliminare.

Un gap assessment serve a:

  • verificare quali KPI sono applicabili e come misurarli
  • controllare disponibilità e qualità dei dati (inclusi benchmark)
  • definire le evidenze documentali necessarie
  • impostare una pianificazione realistica verso certificazione e sorveglianze

Richiedi un preventivo

Se vuoi avviare il percorso verso la certificazione UNI/PdR 125:2022 (o pianificare sorveglianza/rinnovo), possiamo supportarti con un audit preliminare e con la gestione dell’iter di certificazione.

Per un preventivo, compila la nostra raccolta dati dove ci indicherai:

  • settore e sede/i operative
  • numero di addetti/addette (anche FTE se disponibile)
  • eventuale presenza di più società/legal entity
  • stato attuale (prima certificazione, sorveglianza, rinnovo)

Ti rispondiamo con una proposta chiara: attività, tempi e documenti necessari.

Fonti ufficiali


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